Una piazza che si riempie, indignazione che prende forma pubblica. A Pizzo, il 4 aprile, la manifestazione cittadina convocata da Italia Nostra – sezione di Vibo Valentia – ha trasformato lo sconcerto per la sorte dell’araucaria secolare deturpata nei giorni scorsi in una richiesta collettiva di verità. «La prima manifestazione pubblica cittadina per reagire a quanto accaduto il 30 marzo scorso», si legge in una nota diffusa dall’associazione, quando l’albero, «svettante da 140 anni sul centro storico di Pizzo», è stato «danneggiato gravemente nel suo valore ambientale e distrutto completamente nel suo valore paesaggistico e monumentale».

Il racconto che emerge è quello di una ferita che va oltre la perdita materiale. «Ciò ad opera di un privato, che avrebbe voluto realizzare al suo posto una piscina, a corredo di un suo nascente albergo»: una prospettiva che, già nelle settimane precedenti, aveva iniziato a circolare tra i cittadini. «Già da settembre 2025 circolava voce in paese che quel soggetto privato avrebbe realizzato, al posto dell’araucaria secolare, una piscina». Una voce che, secondo quanto raccolto durante e dopo la manifestazione, si intreccia con un altro elemento destinato ad accendere il dibattito: «La piscina è stata già autorizzata».

Alla manifestazione di sabato, era intervenuto anche il sindaco Sergio Pititto che sul taglio dell’albero aveva commentato senza mezzi termini: «Ci hanno offeso!», anticipando «un Consiglio comunale aperto e la individuazione dei responsabili». Italia nostra segnala però un’assenza in piazza: «É mancato alla manifestazione, però, il dirigente dell’Ufficio urbanistico del Comune di Pizzo», evidenziando come «la sua presenza ed il suo intervento erano necessari ed indefettibili». Da qui prende forma il nodo centrale della vicenda, definito senza esitazioni «il “mistero della piscina”».

Italia Nostra ricostruisce uno scenario possibile, che chiama in causa procedure e responsabilità: «Si potrebbe essere verificato che il privato abbia presentato una D.I.A o una C.I.L.A. o una S.C.I.A.», ottenendo così «un titolo abilitativo tacito», qualora l’Ufficio non fosse intervenuto nei tempi previsti. Un’ipotesi che diventa ancora più rilevante alla luce dei vincoli esistenti: «L’area è soggetta a vincolo paesaggistico puntuale dal 1972 e generale da sempre». In questo quadro, «urge che si chiarisca, amministrativamente e pubblicamente, il “mistero della piscina”», perché «tale chiarimento è essenziale per inquadrare correttamente il quadro sanzionatorio della vicenda e correttamente individuare le responsabilità o le complicità eventuali».

L’araucaria, si legge ancora, «ora diventata il simbolo della legalità da ripristinare e rivendicare», concentra su di sé un significato che travalica il singolo episodio. La richiesta è rivolta alle istituzioni cittadine nel loro insieme: «Siamo sicuri che il sindaco, Sergio Pititto, e l’intera Giunta e l’intero Consiglio comunale sveleranno presto questo mistero». Ma, allo stesso tempo, si chiama direttamente in causa chi avrebbe dovuto vigilare: «Non si esclude, tuttavia, che sia lo stesso dirigente che ci dica, pubblicamente, se quel privato abbia ottenuto l’autorizzazione tacita o l’autorizzazione espressa o non abbia ottenuto né l’una o l’altra». E ancora: «Ci dica anche perché non è venuto alla manifestazione del 4 aprile scorso».

La vicenda resta aperta, sospesa tra ricostruzioni, attese e responsabilità da accertare. Sullo sfondo, l’immagine di un albero che per oltre un secolo ha segnato il paesaggio urbano e che oggi diventa il punto di partenza di una domanda più ampia, che riguarda regole, controlli e tutela del territorio.