Fa luce anche su due gravi fatti di sangue rimasti sinora impuniti, l’operazione “Conflitto” condotta dai carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia con il coordinamento della Dda di Catanzaro. Due efferate sparatorie che per poco non sono costate la vita a Giovanni Emmanuele nel primo caso e a Giovanni Alessandro, detto Alex, Nesci ed al fratello Manuel nel secondo agguato.

Il tentato omicidio di Giovanni Emmanuele

Ritenuto elemento di spicco del clan capeggiato dai fratelli Bruno e Gaetano Emanuele (cugini della vittima designata, anche se a differenziarli vi è una M in più nel cognome della persona offesa), con precedenti per narcotraffico e già condannato in via definitiva nell’operazione antidroga denominata “Ghost” della Squadra Mobile di Vibo Valentia, Giovanni Emmanuele, 38 anni, di Sorianello, è stato ora arrestato nell’operazione della polizia denominata “Jerakarni” con l’accusa principale di associazione mafiosa (oltre ad altri reati-fine). Per la Dda sarebbe uno dei coordinatori e organizzatori della ‘ndrina degli Emanuele e, in alcuni periodi, avrebbe rivestito pure le veci di capo del sodalizio nei periodi di detenzione dei fratelli Bruno e Gaetano Emanuele e successivamente all’omicidio il 22 settembre 2012 di Antonino Zupo (fatto di sangue, quest’ultimo, contestato dalla Procura distrettuale nell’operazione “Conflitto” a Rinaldo Loielo, Cristian Loielo, Filippo Pagano, Francesco Alessandria e Valerio Loielo).
Era il 2 aprile del 2012 quando l’allora 23enne Giovanni Emmanuele veniva gravemente ferito in un agguato nella zona dei Savini. Mentre era a bordo della sua auto, Giovanni Emmanuele è stato raggiunto da diversi colpi d'arma da fuoco al torace e alla testa. Sul posto, allertati da alcuni automobilisti, erano giunti all’epoca i poliziotti del Commissariato di Serra San Bruno, mentre Giovanni Emmanuele aveva dovuto fare ricorso alle cure dell’ospedale di Vibo Valentia dove era giunto in gravissime condizioni. Più o meno allo stesso orario di quel 2 aprile 2012 si era verificato un altro fatto di sangue nel Vibonese: a Triparni veniva ucciso Mario Longo mentre si trovava a bordo della sua auto. Un fatto di sangue poi contestato con l’operazione antimafia “Portosalvo”, attribuito al clan dei Piscopisani e non collegato al tentato omicidio di Giovanni Emmanuele.
Per l’agguato compiuto ai Savini, l’operazione “Conflitto” dei carabinieri porta ora alla contestazione di tentato omicidio (aggravato dalla premeditazione e dalle finalità mafiose) nei confronti di: Rinaldo Loielo, 35 anni, di Gerocarne, Nicola Ciconte, 37 anni, di Sorianello, Pasquale De Masi, 42 anni, di Sorianello, e Giovanni Alessandro Nesci, detto Alex, 36 anni, di Sorianello. In concorso “morale e materiale tra loro e con altri soggetti allo stato rimasti ignoti”, nonchè con Nicola Rimedio (nelle more deceduto poiché ucciso il 2 giugno 2012 all’età di 26 anni), gli indagati avrebbero posto in essere atti idonei e diretti a provocare la morte di Giovanni Emmanuele.
Questi i singoli ruoli
attribuiti dalla Dda nel tentato omicidio: mandante della spedizione di morte e pianificatore dell’azione omicidiaria viene indicato Rinaldo Loielo; Nicola Ciconte, Alex Nesci e Pasquale De Masi avrebbero invece preso parte alle riunioni per organizzare l’omicidio individuando mezzi e modalità di esecuzione, nonché selezionando gli esecutori materiali, allo stato rimasti ignoti. I sicari, appostatisi al margine della strada sita in località “Collina degli Angeli” nel comune di Sorianello, hanno aperto il fuoco con un fucile calibro 12 mentre Giovanni Emmanuele si trovava a bordo di una Alfa Romeo. La vittima riportava gravi ferite al volto, al collo e all’addome ma riusciva ad allontanarsi a bordo della sua autovettura per raggiungere l’ospedale di Vibo. Oltre al reato di tentato omicidio, agli indagati viene anche contestato il reato di detenzione e trasporto del fucile usato per l’agguato, contestazione anche in questo caso aggravata dalle finalità mafiose.

L’agguato ai danni di Alex Nesci e del fratello

L’operazione “Conflitto” dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia permette però di fare luce anche sull’agguato ai danni di Giovanni Alessandro (Alex) Nesci e del fratello Manuel. Era il 28 luglio del 2017 e Alex Nescigià ferito in altro agguato avvenuto il 2 aprile 2017 mentre si trovava in auto – veniva raggiunto da colpi d’arma da fuoco mentre si trovava a piedi in una viuzza di Sorianello insieme al fratello all’epoca minorenne e, peraltro, affetto dalla sindrome di down. Contro Alex Nesci sono stati esplosi almeno quattro colpi di pistola che hanno finito per ferire anche il fratello. Subito soccorsi, i due feriti sono stati trasportati nell’immediatezza all’ospedale di Vibo Valentia per essere operati nel corso della notte. Tale agguato viene ora contestato a Domenico Zannino, 37 anni, di Sorianello, personaggio che ricoprirebbe – stando anche all’operazione Jaerakarni – un ruolo di primo piano nella cosca degli Emanuele- Idà. L’indagato Zannino - in concorso morale e materiale “con altri soggetti allo stato rimasti ignoti” – è accusato di aver compiuto atti idonei e diretti a cagionare la morte di Giovanni Alessandro Nesci, detto “Alex”, e del fratello minore Manuel, attraverso l'esplosione di numerosi colpi d'arma da fuoco di diverso calibro, sparati a distanza ravvicinata ed “univocamente diretti ad attingere mortalmente le persone offese”. Gli omicidi non andavano a buon fine solo perché le vittime riuscivano a trovare riparo all’interno della propria abitazione, dietro un'insenatura del muro della sala d’ingresso e nel piano seminterrato ove attendevano che gli assalitori terminassero le munizioni, venendo poi soccorsi dal padre e da altro fratello.
Domenico Zannino è accusato di essersi appostato in uno stabile disabitato, sito a Sorianello su corso Vittorio Emanuele II, proprio di fronte all’abitazione delle persone offese. Avrebbe quindi atteso il rientro per esplodere all’indirizzo di Alex Nesci e del fratello – insieme a soggetti rimasti ignoti – almeno quattro colpi di fucile calibro 12 e nove colpi di pistola calibro 9. Il reato di tentato omicidio è aggravato dalla premeditazione, dall’aver aperto il fuoco anche ai danni di un minorenne portatore di handicap e dalle finalità mafiose (agevolazione della ‘ndrina degli Emanuele-Idà contrapposta al clan Loielo di cui Alex Nesci viene indicato quale componente di spicco).
Da ricordare che lo stesso Domenico Zannino viene indicato nell’operazione “Conflitto” anche quale vittima di un tentato omicidio, precisamente dell’agguato che doveva avvenire nell’agosto del 2012 e che ora viene contestato a: Rinaldo Loielo, 35 anni, di Gerocarne; Valerio Loielo, 32 anni, di Gerocarne (fratello di Rinaldo); Filippo Pagano, 35 anni, di Soriano Calabro (cognato dei due Loielo); Cristian Loielo, 38 anni, di Gerocarne (cugino di Rinaldo e Valerio); Giovanni Alessandro Nesci, detto Alex, 36 anni, di Sorianello; Francesco Alessandria, 55 anni, detto “Mustazzo”, di Sorianello; Nicola Figliuzzi, 36 anni, di Sant’Angelo di Gerocarne (collaboratore di giustizia).