La protesta è scattata a mezzanotte, con i camion fermi nei punti strategici della viabilità calabrese e i primi presidi operativi lungo le principali arterie della regione. Sono diversi quelli allestiti in Calabria per una mobilitazione che proseguirà fino al 20 ottobre e che mette insieme autotrasportatori, agricoltori e cittadini, uniti dalla richiesta di interventi contro il caro carburante e l’aumento del costo della vita.

È arrivato il giorno della protesta per il caro carburanti che rallenterà e in alcuni casi paralizzerà il sistema della logistica del Sud Italia. Da oggi, e fino a giorno 20, proteste a oltranza per richiamare l’attenzione del Governo su una crisi economica sempre più drammatica. In Calabria il cuore della mobilitazione.

Nel Vibonese, la notte della protesta si è concentrata soprattutto tra Sant’Onofrio e Vazzano, dove numerosi mezzi pesanti hanno raggiunto le aree individuate per i presidi. Sul posto è massiccia la presenza delle forze dell’ordine.

A Vibo Marina, invece, davanti ai depositi di carburante, non si è presentato nessun camion, nonostante il massiccio dispiegamento delle forze dell’ordine predisposto per presidiare l’area. Il piazzale è rimasto senza mezzi pesanti.

Nei pressi dello svincolo di Sant’Onofrio la presenza degli autotrasportatori è numerosa. Il presidio è uno dei punti individuati dalla Fedralog, la Federazione regionale della logistica. A monitorare la situazione ci sono gli agenti della Questura di Vibo Valentia, i carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia e gli uomini del 10° Reparto Mobile di Catania, arrivati dalla Sicilia per rafforzare il dispositivo di sicurezza.

La protesta, però, non riguarda soltanto chi guida un camion o lavora nei campi. Tra i presenti ci sono operai, piccoli imprenditori agricoli e cittadini che si riconoscono nelle ragioni della mobilitazione.

«Stiamo protestando da settimane e, dopo due anni, siamo di nuovo in strada, questa volta insieme agli autotrasportatori», racconta Rocco Moschella, operaio di Maierato e titolare di una piccola azienda agricola.

Angelo Derenzo, autotrasportatore e referente provinciale della Federlog, sottolinea la partecipazione registrata nei diversi punti della regione. Oltre a Sant’Onofrio, cita i presidi di Pizzo, Vazzano, Rosarno e della Locride, in una mobilitazione che sta coinvolgendo progressivamente più settori della società.

La protesta prosegue anche a Vazzano, nei pressi dello svincolo autostradale. Decine di camion sono fermi e numerosi autotrasportatori partecipano al presidio.

Anche qui il dispositivo di sicurezza è consistente. Sono presenti gli uomini del 12° Reparto Mobile di Reggio Calabria, gli agenti della Digos, i carabinieri e la Guardia di finanza.

Nel corso della notte, un camion che trasporta bestiame tenta di attraversare lo svincolo, ma viene fermato dai manifestanti. Il conducente insiste per proseguire, poi rinuncia e torna indietro. Lo svincolo resta chiuso.

«Non riusciamo più nemmeno a pagare un viaggio con il camion per andare a scaricare», racconta Bruno Nadile, impegnato nel settore del trasporto del legname.

I consumi rendono la situazione ancora più difficile. «Un camion può arrivare a consumare 200 litri al giorno. Se il gasolio costa 2,50 euro al litro, diventa impossibile andare avanti».

Dietro i numeri c’è anche la preoccupazione per il futuro delle aziende familiari. «Speravamo di portare i nostri figli a fare questo mestiere, come abbiamo fatto noi. Ma, con queste condizioni, non sappiamo più cosa fare».

Tra i punti della mobilitazione regionale, quello di Falerna è tra i più partecipati e si distingue per la presenza di autotrasportatori, agricoltori e numerosi cittadini. Lo svincolo autostradale è chiuso e presidiato dalla Polizia stradale.

La manifestazione si svolge pacificamente. Accanto ai mezzi pesanti ci sono persone che non appartengono direttamente alle categorie coinvolte, ma che hanno deciso di scendere in strada per denunciare le difficoltà quotidiane legate al costo della vita.

Maurizio Mazzotta, vicepresidente del movimento MTA, parla di una partecipazione in crescita. «Siamo qui a protestare per il caro vita e il caro carburante, ma non soltanto per questo. Ci chiediamo quale futuro possiamo garantire ai nostri figli».

Tra i manifestanti c’è anche una giovane madre, che racconta quanto sia diventato difficile sostenere le spese familiari. «Ho difficoltà anche a comprare la frutta per mia figlia, a fare la spesa e a portare i miei figli a scuola. È diventato insostenibile».

C’è poi un’altra donna, mamma di quattro ragazzi e paziente oncologica. «Ci troviamo a dover scegliere se riempire il carrello della spesa, curarci o affrontare altre spese necessarie. Chiediamo una vita più dignitosa e più rispetto».

Al presidio partecipa anche suo figlio Matteo, studente di Psicologia all’Università di Catanzaro, originario di Nocera Terinese. Il giovane studente ha rinunciato alle lezioni per sostenere la mobilitazione.

«Non possiamo restare indifferenti davanti alle difficoltà dell’agricoltura, degli autotrasportatori e dei cittadini comuni. Non è possibile lavorare dalla mattina alla sera e restare poveri, senza riuscire ad arrivare a fine mese».